Il Dr. Gribbels scomunica i suoi manipoli boldriniani

Beppe Grillo è sempre stato Beppe Grillo: uno che è contro lo ius soli, uno non proprio vendoliano in tema di immigrazione. Ma chissà che cosa hanno visto in Beppe Grillo i suoi eletti (e in molti casi elettori) scandalizzati dal Grillo di ieri, quello che non vuole l’abolizione del reato di immigrazione clandestina proprio nel momento in cui, dopo la tragedia di Lampedusa, i suoi eletti (con il governo) vogliono l’abolizione del reato di immigrazione clandestina (prima invece gli eletti concordavano o, nel caso dei terzomondisti alla Alessandro Di Battista, deputato del M5s, facevano gli gnorri, sperando, chissà, che Grillo cambiasse idea strada facendo). L'editoriale Immigrazione e demagogia
22 AGO 20
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Beppe Grillo è sempre stato Beppe Grillo: uno che è contro lo ius soli, uno non proprio vendoliano in tema di immigrazione. Ma chissà che cosa hanno visto in Beppe Grillo i suoi eletti (e in molti casi elettori) scandalizzati dal Grillo di ieri, quello che non vuole l’abolizione del reato di immigrazione clandestina proprio nel momento in cui, dopo la tragedia di Lampedusa, i suoi eletti (con il governo) vogliono l’abolizione del reato di immigrazione clandestina (prima invece gli eletti concordavano o, nel caso dei terzomondisti alla Alessandro Di Battista, deputato del M5s, facevano gli gnorri, sperando, chissà, che Grillo cambiasse idea strada facendo). Invece Grillo continua a dire cose che già diceva e che ora, agli occhi dei cinque stelle folgorati sulla via del politicamente corretto (come spiegare agli elettori distratti che prima si era a favore del reato?), sono diventate indigeribili: “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, presente in paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti”, scrive Grillo, “il M5s avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del medio oriente a imbarcarsi per l’Italia”. A destra si è aperto uno spazio, viste le larghe intese in rafforzamento: nessuno, a destra, dice cose di destra. Grillo l’ha detta, forse per riposizionarsi anche a destra forse no, visto che appunto l’aveva già detta, ma in molti corrono a dissociarsi, specie quando si accoda la destra che i cinque stelle desiderosi di normalizzazione non vogliono come amica (vedi Alessandra Mussolini e Maurizio Gasparri, ieri innamorati di Grillo su Twitter).
Tutti sconfessano tutti: è commedia, crisi di identità ma anche costernazione in chi si ritrova un esercito di terracotta che non risponde ai comandi e ha fretta di rendersi irriconoscibile. Beppe Grillo sconfessa i suoi senatori che si sono visti approvare in commissione Giustizia, con il beneplacito del sottosegretario Cosimo Ferri e con loro sorpresa (già questo dice molto), l’emendamento per l’abolizione del reato di clandestinità. I senatori a cinque stelle, sperando nella catarsi assembleare (ieri sera), sconfessano anche se non unanimemente il Grillo che li ha sconfessati: “Non pensiamo di aver fatto un errore”, “siamo liberi”, dicono Andrea Cioffi e Maurizio Buccarella pensando magari, con molti altri colleghi improvvisamente desiderosi di ragionare con la propria testa, di rifarsi al “modello Angelino Alfano”: l’ammutinamento per dirsi, se non farsi, emancipati dal padre. E però, sul blog di Grillo, accanto ai commenti che gli danno di “fascista”, appaiono molti commenti di gente che ringrazia – altro motivo di imbarazzo per gli eletti ansiosi di rimuovere dalla vista i milioni di elettori troppo “leghisti”.
Anche l’ex idolo quirinabile a cinque stelle professor Stefano Rodotà sconfessa la sconfessione, criticando “una forza politica” (l’M5s) che “non può andare in Parlamento e dire che le opportunità parlamentari non le vuole cogliere perché obbedisce alle logiche della rete”, come tuittava ieri in diretta da un convegno alla Luiss il quotidiano Europa, a firma @nomfup (pure il Rodotà anti rete dice molto, ché proprio la rete lo ha reso quirinabile).

“Non vogliamo Stranamore in Parlamento”
Infine anche il blog di Grillo sconfessa se stesso, prima ospitando la trionfale nota dei senatori (mercoledì sera), poi (ieri mattina) ritrattando con nota congiunta Grillo-Casaleggio: la vostra posizione è personale, non vogliamo “dottor Stranamore senza controllo in Parlamento”. Dopo qualche ora i due diramavano una seconda nota in stile statuto del Teatro Valle occupato: “L’eletto portavoce ha come compito l’attuazione del programma; in caso di nuove leggi di rilevanza sociale non previste dal programma… queste devono essere prima discusse in assemblea dai proponenti e quindi proposte all’approvazione del M5s attraverso il blog…”. Si era tentati di pensare “solita commedia”, non fosse che i dubbi dei ribelli tardivi a 5 stelle facevano rimpiangere persino Grillo: “Ci sono le regole, ci diamo delle regole o ci danno delle regole?”, si chiedeva Luis Alberto Orellana, senatore del M5s a rischio espulsione un mese fa, e ora circondato da talmente tanti aspiranti dissidenti da far apparire dissidenti gli ormai pochissimi “talebani”.